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Dottorato Mem

Seminario

27/01/2026

11:30

Sala Conferenze DISPAC

Nuove acquisizioni su Canosa confrontando antiche ricerche e indagini recenti

Raffaella Cassano, Gianluca Mastrocinque – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

Discussant Angela Pontrandolfo

1 CFU

La lunga e complessa vicenda insediativa di Canosa, insediamento nevralgico collocato sul margine

delle Murge, a controllo della valle dell’Ofanto, della pianura del Tavoliere e della costa adriatica, è stata negli ultimi decenni interessata da una intensa stagione di ricerca, sulla linea interdisciplinare

tracciata nel 1992 dalla mostra ‘Principi imperatori vescovi. Duemila anni di storia a Canosa’. Le nuove acquisizioni riguardano in maniera articolata tutti i periodi salienti della storia dell’insediamento e del suo territorio, dall’Età del Bronzo al Tardoantico, in un lungo arco cronologico in cui il centro si configura in modo sempre più marcato come crocevia di scambi e di contatti culturali, prima con le colonie greche dell’arco ionico, ma anche con l’altra sponda dell’Adriatico e con l’Egeo, nonché con la costa tirrenica attraverso il corso dell’Ofanto e del Sele e in seguito con Roma e con le principali province delle coste del Mediterraneo centrale e orientale. I consistenti aggiornamenti sono stati di recente messi a sistema in un nuovo volume ‘Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa’ (Bari 2025) che mostra le possibilità offerte dalla integrazione delle metodologie più aggiornate. Alcuni contesti di particolare interesse, soprattutto dello spazio funerario nel quale le aristocrazie indigene esprimono il loro ruolo dominante tra la fine del IV e il III secolo a.C., sono stati ricostruiti in forma ancora più completa integrando i risultati delle ricerche recenti con i dati delle indagini con cui si avvia la ricerca a Canosa in età borbonica, soprattutto a partire dalla metà del XIX secolo. Sui primi scavi, infatti, è stato possibile recuperare nuovi elementi dallo studio di carteggi finora inediti o poco considerati, che mostrano le potenzialità della storia dell’archeologia quando riesce a riannodare i fili della ricerca tra rinvenimenti datati e nuove acquisizioni in contesti in cui lo scavo e lo studio non si sono mai interrotti. Anche questi risultati hanno trovato spazio in un volume recente ‘Archeologia in Puglia in età borbonica’ (Roma 2024), Atti del Convegno internazionale tenutosi a Bari nel novembre 2023.

 

Raffaella Cassano è stata professore ordinario di Archeologia classica presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Archeologia e il Dipartimento di Antichistica.

I suoi interessi di studio riguardano le città e il territorio in particolare della Puglia (Canosa, Ruvo di Puglia ed Egnazia) con attenzione alla ricostruzione del paesaggio, alla forma delle città, all’architettura e alla cultura figurativa e con l’interesse costante per la ricomposizione dei contesti topografici, attraverso la riconsiderazione della documentazione archeologica e d’archivio.

Si è molto interessata anche della storia del collezionismo ottocentesco, in particolare al Decennio francese e alla formazione del Museo Jatta di Ruvo, ma anche della dispersione dei materiali archeologici dell’Italia meridionale verso musei nazionali e stranieri. Ha sempre coniugato la ricerca con la divulgazione dei risultati, anche attraverso l’organizzazione di eventi espositivi di portata internazionale, come la mostra ‘Principi, Imperatori, Vescovi. Duemila anni di storia a Canosa’ (1992), esito di trenta anni di ricerche, a cui si affianca ora il recentissimo volume ‘Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa’ (2025), curato insieme a G. Volpe, che mette a sistema i risultati del successivo trentennio di indagini.

Tra le innumerevoli iniziative di ricerca, in anni recenti ha esteso l’approfondimento del fenomeno urbano di età romana a tutta la Puglia, con un progetto interdisciplinare che è culminato nel volume ‘Paesaggi urbani della Puglia in età romana. Dalla società indigena alle comunità tardoantiche’ (Bari, 2019), curato insieme a M. Chelotti e a G. Mastrocinque.

Nel 2001 ha ideato il progetto ‘Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, a cui continua a lavorare insieme a G. Mastrocinque, attuale direttore scientifico, e all’équipe di ricerca, contribuendo a riscrivere la storia di questo importante insediamento adriatico con risultati che non sono stati presentati solo nelle pubblicazioni scientifiche, ma, sempre coniugando ricerca e divulgazione, hanno permesso di rinnovare profondamente i percorsi di fruizione del Parco archeologico e del Museo Archeologico Nazionale. Nella stessa prospettiva ha anche diretto il gruppo dell’Università di Bari impegnato nella redazione della Carta dei Beni Culturali della Puglia, recepita nel Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.

Ha fondato ALTAIR s.r.l., un’azienda spin-off dell’Università di Bari, attiva nel settore dello studio, della tutela e della valorizzazione e della didattica dei Beni Culturali, in cui operano molti giovani archeologi formatisi soprattutto nel cantiere di Egnazia. Tra i numerosi incarichi nella valorizzazione culturale, è Presidente di Puglia Cultura e Territorio, organismo della Fondazione Puglia molto attivo in progetti per il coinvolgimento della società nella politica culturale.

Ai suoi interessi di ricerca ha dedicato numerosissime pubblicazioni in volumi, in riviste specializzate, in Atti di Convegno nazionali e internazionali, in Cataloghi di mostre, oltre ai lavori di carattere divulgativo sull’archeologia.

 

Gianluca Mastrocinque è professore associato di Archeologia classica all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove dirige il Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi. Fa parte del collegio dei docenti del Dottorato di ricerca nazionale in ‘Patrimoni archeologici storici architettonici paesaggistici mediterranei’.

Le sue principali linee di ricerca riguardano i paesaggi urbani e rurali, soprattutto di età romana, con attenzione alla continuità e alle trasformazioni rispetto al periodo preromano e tardoantico e con particolare riferimento alla Puglia. Si occupa anche di storia dell’archeologia, della pratica termale tra mondo antico ed età contemporanea e dei culti, specie in Puglia tra età indigena e romana.

Tra i lavori recenti ha curato, con R. Cassano e M. Chelotti, il volume ‘Paesaggi urbani della Puglia in età romana. Dalla società indigena alle comunità tardoantiche’ (Edipuglia, Bari 2019), il primo studio sistematico su tutte le città della Puglia romana e gli atti del Convegno internazionale ‘Paesaggi mediterranei di età romana. Archeologia, tutela, comunicazione’ (Edipuglia, Bari 2017). Particolare attenzione rivolge alle città di Bari e di Taranto, a cui ha dedicato una monografia e articoli.

È direttore scientifico delle ricerche a Egnazia (Fasano), dove nel Parco archeologico si svolge un cantiere scuola con studenti provenienti dall’Università di Bari e da altre università, nonché da classi liceali in stage.

In collaborazione con il Ministero della Cultura (Parco archeologico di Egnazia) partecipa con il suo gruppo di ricerca a progetti per la valorizzazione e la comunicazione dei risultati delle ricerche.

Coordina per l’Italia il Progetto di internazionalizzazione ‘Paesaggi mediterranei di età romana tra ricerca e strategie di valorizzazione’, che unisce università di Italia e Spagna (Cordoba, Castilla-La Mancha), per elaborare insieme nuove forme di comunicazione archeologica, anche guardando al network internazionale del turismo archeologico.

Tra le attività di terza missione, coordina la collaborazione dell’Università di Bari con alcuni importanti musei archeologici della Puglia, come il Museo Archeologico di Santa Scolastica a Bari e di recente il Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Tra le iniziative più recenti organizzate con il Museo di Taranto, ‘Progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi’, avviata con il rientro a Taranto del frammento originale dello statuto del municipio, a cui si lega una ricerca interdisciplinare che unisce archeologi, epigrafisti, studiosi di storia del diritto romano.